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Il fedele compagno

30 Giugno 2009

Ho sempre vissuto con i gatti, io. I gatti di mia nonna, i gatti del vicino, i gatti di mio zio, i gatti di mia mamma. Anche io quando vivevo ancora con i miei, ne ho avuto uno, tutto mio.
Si sa come sono i gatti, sì, ti stanno vicini, il più delle volte gli manca solo la parola, sono affettuosi e tutto. Quando il mio micio è stato male e ho portato a farlo sopprimere dopo 10 anni passati insieme, chiaramente ci sono rimasta male. Ancora oggi ci penso. Ma nel complesso, l’ho superata ancora bene.

I cani, invece. Il cane è un vero e proprio compagno, fedele, sempre lì per te, ti fa le feste quando arrivi a casa, piange quando te ne vai. Col cane, c’è un rapporto molto più intimo, molto più vicino, molto più reciproco. Quasi più umano.
Quando ho ricevuto il tuo SMS con scritto “esco ora dal veterinario. Ho dovuto farlo sopprimere” non sapevo più cosa fare.
Già stai passando un periodo difficile. Ma più o meno, sono sempre riuscita a farti sorridere e starti vicino. Con la storia del cane, io davvero non riesco a trovare delle parole per esprimerti quanto mi dispiace. So che non ho mai avuto un cane, ma posso solo immaginare il dolore che provi, dopo 16 anni di vita passata col tuo fedele compagno.

È normale piangere quando arrivi a casa, svegliarti nella notte sicuro di aver sentito le sue unghie che zampettavano sul parquet. Ma ti prego, non chiuderti in te stesso. Esci da quella casa piena di ricordi vostri. Ora hai toccato il fondo, non ti resta che risalire. Io sono qui. E ti tendo la mano, pronta a riportarti in superficie.

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Vamos a la playa? Anche no.

22 Giugno 2009

Con il 21 giugno, l’inizio dell’estate, quando ci si incontra non si parla più del “hai visto che tempo”, ma la domanda viene sostituita da “… vacanze?”. Ecco. Odio.

Io sono una che il mare le fa schifo, non ci faccio il bagno perchè ho paura, e poi l’acqua è salata, e la sabbia che te la ritrovi ovunque anche dopo essere tornata in città da un mese.
Poi non mi piace prendere l’aereo, perchè si sarà anche veloce il viaggio, ma devi già essere giù almeno due-tre ore prima all’areoporto, e un sacco di burocrazia, e controlli, eccheppalle.

Io adoro il mio paese. Lugano d’estate è bellissima. C’è il lago. E se non si sopporta il caldo, si sale un po’ e si vanno a fare i bagni nell’acqua dei fiumi delle valli del locarnese. E se no ci sono migliaia di sentieri da percorrere, solo in Ticino. Se poi si vogliono fare le cose “in grande”, si va oltre Gottardo, e via anche lì con valli, montagne e laghi.

Ai tempi del mio ex (minchia, già due anni fa!) lui aveva una casa in montagna, quindi ogni volta che si voleva si poteva prendere e andare fuori dal mondo, anche solo per due giorni. A far grigliate, a passeggiare, a passare le sere davanti al camino scoppiettante giocando a carte.

Ora, essendo da sola, le vacanze non le faccio, che io in vacanza da sola, mi viene una tristezza.

Quindi alla domanda “dove/quando fai le vacanze” rispondo “è soleggiato oggi, eh?”

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Piangere sul latte versato

18 Giugno 2009

Da gennaio 09 ho cambiato reparto, dove lavoro. Il nuovo ramo è ok. Ma i colleghi, uhhhh, i colleghi, non li sopporto già più. L’altro giorno ho visto un annuncio di lavoro sul Corriere del Ticino, che come profilo sembrava fosse scritto “ehi stiamo cercando proprio te!”

Lo stesso giorno mi hanno chiamato tre miei amici, tutti dicendomi che han visto il giornale e quel lavoro sembra fatto apposta per me. Oh, ‘nsomma, so che c’è la crisi, ma ci provo. Ho mandato via il mio Curriculum, una settimana dopo mi han convocato per un colloquio.

Mi sono presentata all’incontro con 5 minuti di anticipo. Uhm. Non c’è nessuno. Aspetto. Occhei, adesso sono passati 10 minuti dall’ora prefissata. Ho aspettato ancora 10 minuti prima che il vicedirettore e la segretaria arrivassero dal pranzo, con tuuuuutta la calma di questo mondo. Arrivano, neanche scusa, neanche porgere la mano e presentarsi. Mi buttano un occhio, mi dicono semplicemente “Entri”.

Vabbè. Facciamo sto colloquio. Neanche tempo di sedersi che era già arrivata un’altra candidata, che era in anticipo. L’hanno fatta accomodare in un’altra sala, lasciando TUTTE LE PORTE APERTE, e han mi han fatto il colloquio. Voglio dire, sta qui mo’ sa dove lavoro attualmente, quanto vengo pagata, che orari faccio…. Ma vi sembra il modo? Poi come se non bastasse, il colloquio consisteva nel rispondere a domande che se solo quell’imbecille avesse letto il mio CV, non mi avrebbe chiesto, dato che era tutto lì nel fascicolo con su il mio nome, che teneva in mano.

Ci ho pensato su due notti. Due. Poi ho scritto, ho detto che ‘fanculo, io con gente che si comporta così non ci volevo lavorare, anche se non saremmo stati a stretto contatto.

Ora continuo a chiedermi, chissà se non gli avessi scritto, mi avrebbero presa?

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Trouble

10 Giugno 2009

Emo. Sarà poi davvero un fenomeno modaiolo? Certamente per molti si. Ma per altri, forse no.

L’altro giorno ero in fila alla cassa del benzinaio. Due casse aperte. Io attendo e intanto mi perdo via a guardare lo scaffale delle sigarette, quello dei dolci, do’ un occhio allo schermo piatto attaccato alla parete. Poi guardo chi c’è in fila all’altra cassa. Mi perdo nell’insieme. Poi mi concentro su ogni singola persona.
Sta pagando un uomo di mezz’età coi capelli lunghi con la camicia a quadri tutta tirata dal panzone, e sotto dei pantaloni verdi da giardiniere. Subito dietro, un motociclista con la sua zavorra, che bisticciano chissà di cosa.

Poi c’è questa ragazza. Lo sguardo basso, i lunghi capelli neri che le coprono il viso, un po’ arruffati, alta almeno un 50cm in meno di me, con una canotta nera, la pelle bianchissimissima. Alza lo sguardo e scosta il frangione che le copre gli occhi per dare un occhio alla tv appesa al muro. Questa pelle davvero bianca bianca, che fa contrasto coi capelli neri spunta fuori. Ha gli occhi truccati di nero, e sotto gli occhi delle occhiaie abbastanza evidenti. Le labbra truccate con un rossetto di un colore rosso acceso opaco. Sotto di esse, due piercing alle estremità della bocca, uno semplice, l’altro ad anello. Nell’insieme, di corporatura ecc, avrà avuto sui 18 anni. Gli occhi e le labbra così truccate invece, sembravano di una 30enne. ‘nsomma, sta tipa qui, c’aveva già qualcosa che ti faceva strano vederla.

Poi dietro di me qualcuno mi spinge, è il mio turno. Pago, saluto la commessa e mi dirigo all’uscita. Lo stesso fa la ragazza strange dell’altra fila. Lei è tornata ad avere lo sguardo basso. Arriva prima di me alla porta, allunga la mano per spingerla e uscire. Io mi blocco. Allungando il braccio, ho potuto vedere nitidamente, nonostante la sua pelle così chiara, delle cicatrici. Molto evidenti. Troppo evidenti. Saranno state almeno una decina, di righe precise perpendicolari al braccio.

Le emozioni sono state tante. Spavento, rabbia, compassione. Sta storia degli emo, sta degenerando.

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Ehi!!??

9 Giugno 2009

Oggi ero a mangiare in un bar coi tavolini di fuori. È passato il mio ex capo, una persona gradevolissima che non vedevo da un pezzo. Ho alzato la mano, aperto la bocca ma… non ho detto niente.
Non sapevo come chiamarlo.

Conosco il suo nome, ma non l’ho mai chiamato per nome.
E se chiami qualcuno per cognome? Si può chiamare qualcuno per cognome? Forse no. Eppoi, per cognome, non l’ho mai chiamato. Perché le persone che ci do del lei, ci metto sempre prima “Signor”, o “Dottor”, o “Avvocato”, o altra roba così.

Alla fine, nel dubbio, per attirare la sua attenzione gli ho lanciato una bustina di zucchero. E sono comunque riuscita a mancarlo.

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Hai programmi per il weekend?

5 Giugno 2009

Non avere le idee in chiaro, non è bello. Non avere idee del tutto, non è bello.
Questo weekend han dato pioggia. Niente moto. Al di fuori di quella, io non ho niente. Occhei, passeggiata. Ma piove! Occhei, piscina. Ma piove!
Una cosa è certa. In un centro commerciale non mi ci chiudo, che non posso permettermelo.

Ho chiamato il cavaliere azzurro, mi ha detto che lui passa al sexy shop a noleggiarsi 16 ore di porno per passare un weekend all’insegna delle seghe.
Lui si, che ha le idee in chiaro.

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Spettacoli sotto la pioggia

27 Maggio 2009

Il bar che frequento io di solito, mi piace assai. È sito di fronte a una rotonda. È bello starsene fuori sul terrazzino, dove c’è una siepe non fitta, così ti puoi perdere nei tuoi pensieri guardando le auto che arrivano da tutte le parti, vedere che facce ci sono in giro al volante, vedere chi fa stridere le gomme ad uscire dalla curva, vedere tutto e vedere niente. Tanto loro comunque non ti vedono.
La gente che ci viene a bere ce n’è di ogni, dipende dalle giornate e dagli orari. Ma comunque, sempre gente non impegnativa, non quella che ti becchi in ogni bar (che coraggio chiamarli ancora bar… adesso sono praticamente tutti caffè/lounge) del centrocittà.
Eppoi, in questo bar, ci sono le riviste di moto, che mica tutti, eh.

Ieri, appunto, ero in questo bar, a bermi una birretta prima del ritorno a casa. Eravamo tutti fuori sul terrazzino a guardare i nuvoloni neri che avanzavano velocemente e il vento che iniziava ad essere forte e freddo.
D’improvviso i primi lampi. L’acqua è arrivata giù manco avessero aperto un rubinetto. Il vento arrivava a raffiche. Che spettacolo. Però iniziava a pioverci anche nella birra, nonostante il tendone, allora siamo entrati tutti, e ci siamo piazzati vicino alle vetrate per continuare a guardare la natura che si scatenava.

Poi qualcuno ha indicato col dito il tetto di una casa poco lontana. Il nostro sguardo che prima spaziava verso l’orizzonte del cielo, si è focalizzato sulla casa vicina.
Chi ridacchiava, chi lanciava gridi d’incitamento e fischi. Tutti comunque con l’aria un po’ trasognante, e un bel sorriso stampato sul muso.

Questa giovane coppia, lei con un vestitino nero con le spalline e lui in pantaloncini, si rincorrevano, si baciavano, aprivano le braccia verso il cielo, si baciavano ancora, lei saltava in braccio a lui che la faceva girare, e ridevano, e ridevano.

A riscriverlo ora, mi vengono ancora i brividi. Questa danza d’amore, è stata una delle cose più belle che io abbia mai visto.

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Devo cominciare a seguire il calcio

26 Maggio 2009

Sono appena venuta a sapere che domenica c’era un’importante partita di calcio e tutte le forze del male (leggi anche polizia) erano concentrate là per evitare tafferugli e balle simili.

E noi, poveri cristi, in giro in moto a 1/3 della velocità che avremmo voluto andare, cagandoci addosso ad ogni curva pensando di trovarci dietro il blocco.

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Son qui a far cosa?

25 Maggio 2009

Mi avevi detto che non volevi più vedermi e sentirmi, che volevi mettere ordine nella tua vita, cercare la tua felicità. È durata un giorno. La sera stessa mi hai chiamata implorandomi di tornare da te. Per fare? Per ascoltare le tue auto commiserazioni? Basta. Sono stufa ogni volta di dirti che sei speciale, che sei un uomo dalle 1000 potenzialità. Te lo dico una, te lo dico due. Alla terza, se ancora ti dici che sei una merda, allora non mi ascolti, e lo sei davvero. Ti voglio bene, ma non trascinarmi nel baratro con te. Io ti tendo la mano, per uscirne insieme. Lo sforzo però, lo devi fare anche tu.

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Io già lo sapevo

20 Maggio 2009

So ascoltare le altre persone, e cerco di capire i loro problemi. Li consiglio. Ma io, darmi dei consigli e ascoltarmi, mai. Oddio, non che non mi ascolto, ma non mi do retta. Perché dentro di me già sapevo. Eppure, sono arrivata fino a questo punto, sono dovuta andare a sbatterci per forza.

Niente, ora voglio solo essere forte, e riuscire ad aspettarti, fino a quando sarà il momento, fino a quando non sarai pronto. Però, non so se faccio bene. Perché dentro di me so che c’è una voce che sa, e già mi sta dicendo la risposta. Ma, al diavolo, io non riesco a sentirla.

Vedremo. Aspettiamo. Tornerai? Tornerò?
Intanto, sarà dura, durissima.