Torno a casa dopo lo shopping. In auto, canticchiando, arrivo in paese, e faccio la curva per imboccare la stradina che mi porta fino a casa. Fuori dalla palestra vedo movimento di gente.
Uff, di stare a casa non ne ho voglia, che poi mi deprimo. Voglio andare anch’io alla festa, giusto per svagarmi un attimo. Beh, ma non sono mica stata invitata, nonostante conosco almeno la metà della gente che sicuramente è giù. Intanto tiro fuori una maglietta che mi sono comprata, taglio via l’etichetta e la butto via, notando che il sacco della spazzatura è quasi pieno… ecco! Idea! Vado a buttare la spazzatura!!
I container sono giù nel centro del paesello. E per arrivarci c’è o la strada o la scalinata, ambedue che passano davanti alla palestra. Ok, prendo il mio sacco e vado. C’è fuori della gente, che chiacchera. O guarda, gente di paese. Mi vedono, mi salutano. Mi avvicino e chiedo, facendo proprio l’ingenua, che ci facevano lì. Così facendo sono stata fuori a parlare con loro una buona mezz’ora, esce un altro conoscente che dice che arriva la torta, mi vede e mi dice di entrare anch’io. È fatta!
La festa era veramente tranquilla, molto famigliare. C’era musica, il karaoke, i maghi che intrattenevano grandi e piccini. Ho scambiato anche due chiacchere con Cera d’Api. Ma mi sono divertita, ho avuto modo di parlare con gente che incrocio sempre per strada ma con la quale non capita mai l’occasione di scambiare due parole. Per mettermi l’animo in pace dell’autoinvito sono stata a dare una mano al festeggiato a riordinare, dopo che tutti se n’erano andati.
E ora sono qui a scrivere questo post, incapace di dormire, pensieri che cozzano nella testa.. Uff, e calcolare che tra meno di sei ore dovrei partire per fare un motogiro… quasi quasi faccio due chiacchere col Digito, vah.