ricordi quanto ridevamo con questa frase?
Oramai è più di un mese che non ho tue notizie. Ammetto, sono preoccupata. Tanto. Tantissimo.
Non sono mai stata tanto in chiesa come queste ultime settimane, appena potevo facevo una tappa per accendere una candelina per te. Che non so dove sei. Che non so come stai.
L’altro giorno ho visto uno dei tuoi figli. Con gli occhi lucidi, sono andata a salutarlo. Ero davvero contenta di vederlo. Ovviamente ho dovuto mordermi la lingua e seppellirla lì vicino per non chiedergli tue notizie, che mi sembrava così tranquillo e felice.
Ieri sera tornando a casa ho guardato il cielo. Una notte perfetta, il cielo limpido e tantissime stelle. Ho pensato a quanto ti sarebbe piaciuto camminare e parlare oppure stare zitti, ammirando l’infinito blu scuro.
E continuo a cercarti. Non mi arrendo. Devo sapere. Lo so, è morboso.
Ma mi manchi così tanto che a volte fa quasi male.




Tornata a casa dopo aver finito di aiutare a pulire alla festa (vedi post precedente), non ne avevo per le balle di andarmene a letto. Tra le 3.00 e le 4.00 ci si è scambiati un paio di messaggi con 
