Archivio per la categoria ‘My town’

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Hanno chiuso il CityDisc

5 Novembre 2009

… per aprire una farmacia. Siamo messi male, eh.

PS: 14 giorni all’alba!!

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Ore 10.30 – a quanti caffè sono arrivata?

14 Luglio 2009

Ore 06.30 – colazione, con caffè.

Ore 06.45 – partenza da casa, sulla strada tappa per bere il caffè con la squadra di giornalai con cui mi trovo quasi tutte le mattine.

Ore 07.10 – posteggio la moto, incontro un’amica, dai che andiamo a bere un caffè al volo.

Ore 07.30 – esco dal bar e dietro l’angolo incontro un collega di mia mamma, si è appena sposato, lei è incinta, ma dai che ti racconto tutto mentre ci beviamo un caffè.

Ore 09.00 – mi chiama la mia migliore amica, andiamo in pausa insieme, cappuccino.

Ore 09.20 – mentre torno dalla pausa, sotto l’ufficio incontro il tizio che mi aveva fatto delle installazioni in casa, e come va e come non va, e hai tempo per un caffè?

Ah, poi per ogni caffè calcoliamo in media 2 sigarette…. non c’è che dire, conduco proprio una vita salutare, eh!

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Vamos a la playa? Anche no.

22 Giugno 2009

Con il 21 giugno, l’inizio dell’estate, quando ci si incontra non si parla più del “hai visto che tempo”, ma la domanda viene sostituita da “… vacanze?”. Ecco. Odio.

Io sono una che il mare le fa schifo, non ci faccio il bagno perchè ho paura, e poi l’acqua è salata, e la sabbia che te la ritrovi ovunque anche dopo essere tornata in città da un mese.
Poi non mi piace prendere l’aereo, perchè si sarà anche veloce il viaggio, ma devi già essere giù almeno due-tre ore prima all’areoporto, e un sacco di burocrazia, e controlli, eccheppalle.

Io adoro il mio paese. Lugano d’estate è bellissima. C’è il lago. E se non si sopporta il caldo, si sale un po’ e si vanno a fare i bagni nell’acqua dei fiumi delle valli del locarnese. E se no ci sono migliaia di sentieri da percorrere, solo in Ticino. Se poi si vogliono fare le cose “in grande”, si va oltre Gottardo, e via anche lì con valli, montagne e laghi.

Ai tempi del mio ex (minchia, già due anni fa!) lui aveva una casa in montagna, quindi ogni volta che si voleva si poteva prendere e andare fuori dal mondo, anche solo per due giorni. A far grigliate, a passeggiare, a passare le sere davanti al camino scoppiettante giocando a carte.

Ora, essendo da sola, le vacanze non le faccio, che io in vacanza da sola, mi viene una tristezza.

Quindi alla domanda “dove/quando fai le vacanze” rispondo “è soleggiato oggi, eh?”

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Trouble

10 Giugno 2009

Emo. Sarà poi davvero un fenomeno modaiolo? Certamente per molti si. Ma per altri, forse no.

L’altro giorno ero in fila alla cassa del benzinaio. Due casse aperte. Io attendo e intanto mi perdo via a guardare lo scaffale delle sigarette, quello dei dolci, do’ un occhio allo schermo piatto attaccato alla parete. Poi guardo chi c’è in fila all’altra cassa. Mi perdo nell’insieme. Poi mi concentro su ogni singola persona.
Sta pagando un uomo di mezz’età coi capelli lunghi con la camicia a quadri tutta tirata dal panzone, e sotto dei pantaloni verdi da giardiniere. Subito dietro, un motociclista con la sua zavorra, che bisticciano chissà di cosa.

Poi c’è questa ragazza. Lo sguardo basso, i lunghi capelli neri che le coprono il viso, un po’ arruffati, alta almeno un 50cm in meno di me, con una canotta nera, la pelle bianchissimissima. Alza lo sguardo e scosta il frangione che le copre gli occhi per dare un occhio alla tv appesa al muro. Questa pelle davvero bianca bianca, che fa contrasto coi capelli neri spunta fuori. Ha gli occhi truccati di nero, e sotto gli occhi delle occhiaie abbastanza evidenti. Le labbra truccate con un rossetto di un colore rosso acceso opaco. Sotto di esse, due piercing alle estremità della bocca, uno semplice, l’altro ad anello. Nell’insieme, di corporatura ecc, avrà avuto sui 18 anni. Gli occhi e le labbra così truccate invece, sembravano di una 30enne. ‘nsomma, sta tipa qui, c’aveva già qualcosa che ti faceva strano vederla.

Poi dietro di me qualcuno mi spinge, è il mio turno. Pago, saluto la commessa e mi dirigo all’uscita. Lo stesso fa la ragazza strange dell’altra fila. Lei è tornata ad avere lo sguardo basso. Arriva prima di me alla porta, allunga la mano per spingerla e uscire. Io mi blocco. Allungando il braccio, ho potuto vedere nitidamente, nonostante la sua pelle così chiara, delle cicatrici. Molto evidenti. Troppo evidenti. Saranno state almeno una decina, di righe precise perpendicolari al braccio.

Le emozioni sono state tante. Spavento, rabbia, compassione. Sta storia degli emo, sta degenerando.

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Ehi!!??

9 Giugno 2009

Oggi ero a mangiare in un bar coi tavolini di fuori. È passato il mio ex capo, una persona gradevolissima che non vedevo da un pezzo. Ho alzato la mano, aperto la bocca ma… non ho detto niente.
Non sapevo come chiamarlo.

Conosco il suo nome, ma non l’ho mai chiamato per nome.
E se chiami qualcuno per cognome? Si può chiamare qualcuno per cognome? Forse no. Eppoi, per cognome, non l’ho mai chiamato. Perché le persone che ci do del lei, ci metto sempre prima “Signor”, o “Dottor”, o “Avvocato”, o altra roba così.

Alla fine, nel dubbio, per attirare la sua attenzione gli ho lanciato una bustina di zucchero. E sono comunque riuscita a mancarlo.

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Spettacoli sotto la pioggia

27 Maggio 2009

Il bar che frequento io di solito, mi piace assai. È sito di fronte a una rotonda. È bello starsene fuori sul terrazzino, dove c’è una siepe non fitta, così ti puoi perdere nei tuoi pensieri guardando le auto che arrivano da tutte le parti, vedere che facce ci sono in giro al volante, vedere chi fa stridere le gomme ad uscire dalla curva, vedere tutto e vedere niente. Tanto loro comunque non ti vedono.
La gente che ci viene a bere ce n’è di ogni, dipende dalle giornate e dagli orari. Ma comunque, sempre gente non impegnativa, non quella che ti becchi in ogni bar (che coraggio chiamarli ancora bar… adesso sono praticamente tutti caffè/lounge) del centrocittà.
Eppoi, in questo bar, ci sono le riviste di moto, che mica tutti, eh.

Ieri, appunto, ero in questo bar, a bermi una birretta prima del ritorno a casa. Eravamo tutti fuori sul terrazzino a guardare i nuvoloni neri che avanzavano velocemente e il vento che iniziava ad essere forte e freddo.
D’improvviso i primi lampi. L’acqua è arrivata giù manco avessero aperto un rubinetto. Il vento arrivava a raffiche. Che spettacolo. Però iniziava a pioverci anche nella birra, nonostante il tendone, allora siamo entrati tutti, e ci siamo piazzati vicino alle vetrate per continuare a guardare la natura che si scatenava.

Poi qualcuno ha indicato col dito il tetto di una casa poco lontana. Il nostro sguardo che prima spaziava verso l’orizzonte del cielo, si è focalizzato sulla casa vicina.
Chi ridacchiava, chi lanciava gridi d’incitamento e fischi. Tutti comunque con l’aria un po’ trasognante, e un bel sorriso stampato sul muso.

Questa giovane coppia, lei con un vestitino nero con le spalline e lui in pantaloncini, si rincorrevano, si baciavano, aprivano le braccia verso il cielo, si baciavano ancora, lei saltava in braccio a lui che la faceva girare, e ridevano, e ridevano.

A riscriverlo ora, mi vengono ancora i brividi. Questa danza d’amore, è stata una delle cose più belle che io abbia mai visto.

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Il bianco, il nero e le mille sfumature di grigio

5 Febbraio 2009

Stamattina mi sembrava di guardare il mondo attraverso un vecchio televisore che trasmetteva un vecchio film in bianco e nero.

Guardavo in realtà attraverso il parabrezza. L’asfalto era grigio. I muri di sasso e gli alberi spogli. Dove c’erano i prati il verde era sparito, ed era tutto coperto dalla neve. A valle, guardando oltre il guardrail, non vedevo nè la città nè il lago. Solo un immenso mare di nebbia, dal quale spuntavano montagne anch’esse scure e grigie, con chiazze di neve un po’ ovunque. Il cielo plumbeo.

Il mio sguardo tornava ancora in strada, dove la neve al lato della strada si stava sciogliendo, e i rivoli d’acqua formavano strani disegni. In certi punti luccicavano, come se mi volessero avvisare di stare attenta, che c’era il ghiaccio.

Come in un sogno, vedo una luce. Una luce bianca, sempre più grande, sempre più intensa. Mi riparo gli occhi, ancora addormentati. Al culmine della luce si spegne tutto di botto. E vedo la carrozzeria dell’auto che ho incrociato, di un bel rosso acceso.

Ed eccomi di ritorno in un mondo di nuovo a colori.

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Corone e coriandoli

2 Febbraio 2009

Come ogni carnevale che si rispetti, si ha un re e una regina. Nelle grandi città, al momento che il carnevale comincia, il sindaco consegna le chiavi della città al re del carnevale, che per quel paio di giorni ne è lui il proprietario e il responsabile.

Anche la maggior parte dei piccoli paesini che organizzano il carnevale, hanno il comitato e il re e la regina. I reali invitano e vengono invitati, fanno un po’ da pablic relescion del paesello. Mio zio è da anni il Re Cai. E quest’anno hanno eletto me per affiancarlo!!!

Non so ancora se essere contenta di questa cosa. A me il carnevale non mi ha mai preso più di quel tanto. Ma sono comunque onorata che ha scelto me per svolgere questo compito. Vedrò di farlo al meglio, di divertirmi a più non posso e di conoscere tanta nuova gente. E in primis, di prendere un bell’abito!! :-)

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Linea 12

10 Dicembre 2008

Mi avvio verso la fermata dell’autobus, ho ancora 5 minuti prima che passa la corsa, sigaretta, mi siedo sulla panchina. Accanto a me una vecchina del mio paese. Mi guarda.

L: Salve! :mrgreen:
V: (mi scruta con aria interrogativa) Ti chi te se?
L: Sum la tusa dala C.!
V: Aaaa, a ta cugnusevi neanca pù. Te se mia in gir in moto?
L: (ceeeeeeeerto) Ma ghè giò mezz metar da nef in paes, podi mia ‘na in gir in moto!
V: Ahè. Ta set sempru ala B?
L: Sì, a lavuri ammò lì. guardo l’ora L’è in ritard?
V: Ahè, al rüva pü incöö! Chissà che casott che ghè in gir!

[...] dopo mezz’ora di terzo grado su come va il lavoro, come stanno i miei, cosa fa mia sorella arriva il bus

V: E l’eva anca ura che ‘l rüvava, gu frecc ai pè! sale sul bus, si rivolge al conducente Ma l’è pusibil? Sem chi da mezz’ura, se la fai cusè, l’è mia pusibil eccetera eccetera al povero autista, che non ne può niente ma si scusa comunque e finalmente si parte
V: Te visct, al gà ammò sü i caden, che bisögn al gheva, che adess al piöf!
L: Sì, chi al piöf, ma in sü al fioca!
V: E, ma sent che casott che i fann, che rumur, al dà propi fasctidi, al po’ mia levai?
L: Ma no, istu, a gu di che sü al fioca ammò!
V: Ma no che chi al piöf, e guarda che trafic, a rivum pù a cà [...]

… insomma. Dio benedica colui che ha inventato il walkman che mi ha fatto evitare tutto questo!!!!

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Al mercato

29 Agosto 2008

Stamattina, in pausa, al posto che uscire a bere il caffè mi sono fatta due passi in giro per il centro. Il venerdì, come il martedì, la mattina, a Lugano c’è il mercato.

Cammini tra le bancarelle inebriata dagli odori di formaggio dell’alpe e salamini nostrani. Passi poi davanti alle bancarelle della frutta, della verdura, quelle del pane, dei fiori e delle piante.

I commercianti arrivano tutti da fuori città, gente piuttosto anziana, che è rimasta come quella di un tempo, gli uomini perennemente con la camicia e gli stivali di gomma e le donnine coi vestitini a fiori.

Mi piace immaginare tutto questo in bianco e nero, mi sembra di assaporare l’aria dei vecchi tempi che io non ho mai vissuto, come vivere i racconti dei miei nonni. Peccato un po’ per i palazzoni nuovi, appena ristrutturati in pieno centro, e la solita gente in completo, la maggiorparte della quale con la puzza sotto al naso, che rovina il quadretto.

Proprio sotto l’ufficio c’è la bancarella di una signora mia compaesana. Nei giorni del mercato la si vede partire verso le 6 del mattino con la gerla sulle spalle, contenente fiori, frutta e verdura del suo orto. A mezzogiorno se ne torna a casa, la gerla vuota e il bastone.

La signora ha poco più di ottant’anni, e due volte alla settimana si fa tutta la strada a piedi, vale a dire circa una quindicina di chilometri (andata e ritorno) per un dislivello di 600 metri.

Che vergogna noi abituati ai mezzi di trasporto pubblici e privati che non ci viene neanche in mente di attraversare la città a piedi…. siamo una generazione viziata e pigra. Ci riteniamo fortunati… ma lo siamo davvero?