Archivio per la categoria ‘Me against the work’

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Ore 10.30 – a quanti caffè sono arrivata?

14 Luglio 2009

Ore 06.30 – colazione, con caffè.

Ore 06.45 – partenza da casa, sulla strada tappa per bere il caffè con la squadra di giornalai con cui mi trovo quasi tutte le mattine.

Ore 07.10 – posteggio la moto, incontro un’amica, dai che andiamo a bere un caffè al volo.

Ore 07.30 – esco dal bar e dietro l’angolo incontro un collega di mia mamma, si è appena sposato, lei è incinta, ma dai che ti racconto tutto mentre ci beviamo un caffè.

Ore 09.00 – mi chiama la mia migliore amica, andiamo in pausa insieme, cappuccino.

Ore 09.20 – mentre torno dalla pausa, sotto l’ufficio incontro il tizio che mi aveva fatto delle installazioni in casa, e come va e come non va, e hai tempo per un caffè?

Ah, poi per ogni caffè calcoliamo in media 2 sigarette…. non c’è che dire, conduco proprio una vita salutare, eh!

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Piangere sul latte versato

18 Giugno 2009

Da gennaio 09 ho cambiato reparto, dove lavoro. Il nuovo ramo è ok. Ma i colleghi, uhhhh, i colleghi, non li sopporto già più. L’altro giorno ho visto un annuncio di lavoro sul Corriere del Ticino, che come profilo sembrava fosse scritto “ehi stiamo cercando proprio te!”

Lo stesso giorno mi hanno chiamato tre miei amici, tutti dicendomi che han visto il giornale e quel lavoro sembra fatto apposta per me. Oh, ‘nsomma, so che c’è la crisi, ma ci provo. Ho mandato via il mio Curriculum, una settimana dopo mi han convocato per un colloquio.

Mi sono presentata all’incontro con 5 minuti di anticipo. Uhm. Non c’è nessuno. Aspetto. Occhei, adesso sono passati 10 minuti dall’ora prefissata. Ho aspettato ancora 10 minuti prima che il vicedirettore e la segretaria arrivassero dal pranzo, con tuuuuutta la calma di questo mondo. Arrivano, neanche scusa, neanche porgere la mano e presentarsi. Mi buttano un occhio, mi dicono semplicemente “Entri”.

Vabbè. Facciamo sto colloquio. Neanche tempo di sedersi che era già arrivata un’altra candidata, che era in anticipo. L’hanno fatta accomodare in un’altra sala, lasciando TUTTE LE PORTE APERTE, e han mi han fatto il colloquio. Voglio dire, sta qui mo’ sa dove lavoro attualmente, quanto vengo pagata, che orari faccio…. Ma vi sembra il modo? Poi come se non bastasse, il colloquio consisteva nel rispondere a domande che se solo quell’imbecille avesse letto il mio CV, non mi avrebbe chiesto, dato che era tutto lì nel fascicolo con su il mio nome, che teneva in mano.

Ci ho pensato su due notti. Due. Poi ho scritto, ho detto che ‘fanculo, io con gente che si comporta così non ci volevo lavorare, anche se non saremmo stati a stretto contatto.

Ora continuo a chiedermi, chissà se non gli avessi scritto, mi avrebbero presa?

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Mettere ordine nella propria vita

21 Gennaio 2009

che, detta così, sembra la classica “frase fatta” da persona superintelletualoide.
Una frase che ho sempre sentito dire, ma che non ho mai capito, e mai messo in atto.

Sono sempre stata una persona pigra, pigra a tal punto che aspettavo che le cose mi accadessero semplicemente, io me ne rimanevo lì ferma con le mani protese in avanti guardando il cielo, aspettando che qualcosa mi arrivasse dritta dritta tra le mani. Ma ora mi hanno spronato a muovermi. A fare che sia io che faccia accadere qualcosa. E ci provo, ci provo davvero.

Mi sono trovata, appunto, con la vita in disordine. E, anche se io amo e vivo nel disordine perenne, ho deciso di provare a rimediare.

Ho preso la famiglia, che era rimasta sotto al letto.
Ho preso l’amore, che avevo lasciato nella libreria in mezzo ai libri d’avventura.
Ho preso gli amici, che erano tutti spaiati nel cassetto dei calzini.
Ho preso il lavoro, ritrovato mentre spolveravo le mensole.

Con tutte queste cose in mano, mi sono guardata intorno. Mi ricordo esattamente dove erano messe. Ma ho iniziato a posizionarle in posti differenti.

Infatti ora, sto davvero trovando un po’ di ordine nella mia vita. Ma mi sento disorientata. Perchè le cose sono tutte in posti differtenti a prima.

Ora. Sto facendo un lavoro di merda o mi sto evolvendo e crescendo?

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Oh no

13 Gennaio 2009

Ecco. È iniziato il Grande Fratello. Gran rottura di coglioni. Lo so perchè sono già due ore che le mie colleghe stanno commentando chi è entrato.
Poi sta ciofecata mi pare duri 3 mesi, giusto?
Salvatemi.

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Linea 12

10 Dicembre 2008

Mi avvio verso la fermata dell’autobus, ho ancora 5 minuti prima che passa la corsa, sigaretta, mi siedo sulla panchina. Accanto a me una vecchina del mio paese. Mi guarda.

L: Salve! :mrgreen:
V: (mi scruta con aria interrogativa) Ti chi te se?
L: Sum la tusa dala C.!
V: Aaaa, a ta cugnusevi neanca pù. Te se mia in gir in moto?
L: (ceeeeeeeerto) Ma ghè giò mezz metar da nef in paes, podi mia ‘na in gir in moto!
V: Ahè. Ta set sempru ala B?
L: Sì, a lavuri ammò lì. guardo l’ora L’è in ritard?
V: Ahè, al rüva pü incöö! Chissà che casott che ghè in gir!

[...] dopo mezz’ora di terzo grado su come va il lavoro, come stanno i miei, cosa fa mia sorella arriva il bus

V: E l’eva anca ura che ‘l rüvava, gu frecc ai pè! sale sul bus, si rivolge al conducente Ma l’è pusibil? Sem chi da mezz’ura, se la fai cusè, l’è mia pusibil eccetera eccetera al povero autista, che non ne può niente ma si scusa comunque e finalmente si parte
V: Te visct, al gà ammò sü i caden, che bisögn al gheva, che adess al piöf!
L: Sì, chi al piöf, ma in sü al fioca!
V: E, ma sent che casott che i fann, che rumur, al dà propi fasctidi, al po’ mia levai?
L: Ma no, istu, a gu di che sü al fioca ammò!
V: Ma no che chi al piöf, e guarda che trafic, a rivum pù a cà [...]

… insomma. Dio benedica colui che ha inventato il walkman che mi ha fatto evitare tutto questo!!!!

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Che atmosfera…

9 Dicembre 2008

Al collega:
L: Ohi, oggi a mezzogiorno andiamo a mangiare col nostro comune amico?
C: Io non ho amici.
L: Va là, cazzo c’hai oggi?
C: Non ho voglia di lavorare.
L: E sai che novità… sei l’unico qui dentro, eh?
C: *borbotta qualcosa e se ne torna al posto*

Al telefono, con un amico:
L: Ehi, allora come va?
A: Di merda. E tu come stai?
L: Va’. Posso aiutarti in qualche modo?
A: No.
L: Ah occhei. Beh, allora ci sentiamo. Ciao.
A: Ciao.

Si sente proprio che siamo sotto le feste.

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Reazione a catena

17 Novembre 2008

Incredibile come un avvenimento ne scaturisca altri. Cose così apparentemente diverse singolarmente, ma che poi sono tutte collegate.

Stamattina mi ha chiamato un cliente, scontento della nostra decisione di liquidazione. Mi ha letteralmente coperto di insulti per un buon dieci minuti. Io me ne sono stata buona, l’ho lasciato sfogare, capendo il suo scazzo. Poi gli ho spiegato che poteva prendersela quanto voleva, che la nostra decisione dipendeva dalle leggi sul contratto e dalle direttive e tutte queste cose. Niente, il tipo ha continuato a riempirmi di insulti, e a certi gli ho anche risposto, sempre in modo più professionale possibile, nonostante che gli urlassi nella cornetta per sovrastare le sue, di urla.

Attaccato il telefono, tutti i colleghi hanno iniziato a commentare che insomma, com’ero incazzata, e c’era bisogno di urlare così, eccetera.
Le varianti erano tre: ammazzo qualcuno, mi metto a piangere come una femminuccia oppure me ne vado a sbollire in sala pausa. Chiaramente, ho scelto l’ultima.

Mentre fumavo la mia sigaretta, per confondere il fumo che già usciva dalle mie orecchie, ho iniziato a pensare al comportamento dei miei colleghi, che se non sanno la storia intera cosa ci mettono il becco a fare, e devono comunque commentare qualsiasi cosa succeda. Mi sono sentita incompresa.
Di colpo mi sono venute in mente altre cose, ad esempio ieri mi è successa una cosa bellissima, che però non avevo da condividere con nessuno. Oddio, posso raccontarla ai miei amici o ai miei famigliari, ma a chi davvero importa? E chi prova la stessa gioia che ho provato io quando questa cosa è successa?

A nessuno. Nessuno potrà mai capire e condividere le stesse emozioni di un altro essere umano.
Siamo soli. Fottutamente soli, nella nostra unicità.

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Cercare il nuovo nel vecchio

15 Ottobre 2008

Mi stavo guardando in giro passivamente per un nuovo lavoro che, se per caso un giorno sul giornale avrei visto qualcosa adatto a me che davvero meritava, puf, via il curriculm.

Il fatto è che la mia capa non la sopporto più. Quando ero arrivata in questo ufficio, avendo già esperienza, ho dovuto solo impararmi i sistemi informatici e le particolari direttive della società. Tutto il resto già sapevo farlo, le leggi da seguire alla fine sono più o meno uguali in tutte queste Compagnie.

Poi, un paio di settimane fa, la soluzione mi è caduta direttamente tra le braccia, e direttamente dall’ufficio.

“Nell’altro team si è liberato un posto, prima di cercare altrove vorremmo sapere se qualcuno di voi fosse interessato a cambiare ramo, così che rimanga tutto all’interno”.

Io chiaramente ho preso la palla al balzo. E domani c’è il trasloco della scrivania, da settimana prossima lavorerò per il nuovo team 2 giorni su 5, 100% effettivo dal 1° gennaio.

Sarà la svolta?

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Fiocco rosa a casa Lindöz

26 Settembre 2008

Siiiiiiii ieri sera sono passata a ritirare la nuova bestiolina. L’ultima volta che l’avevo provata, che non era ancora mia, era pochi giorni fa, e già mi aveva sussurrato dolci parole. Io non ho saputo resistere.
Sapevo che doveva essere mia. E sono sicura che anche lei lo desiderava tanto ;-)

Stamattina, a lasciarla nel parcheggio insieme ad altre moto sconosciute, mi son sentita male. Lasciarla lì così, indifesa, alla portata di tutti… Fattostà che oggi in ufficio non ho combinato nulla, tranne che pensare a lei e organizzarle il benvenuto come si deve, studiando vari itinerari da proporle per il week-end imminente.

Non vedo l’ora di andare a riabbracciarla, ma questo stupido orologio dell’ufficio non avanza più!!

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Sai quel che lasci ma non sai quel che trovi

27 Agosto 2008

Oggi sfogliando il giornale ho notato un annuncio di lavoro interessante. I requisiti corrispondono al mio curriculum.

Il posto dove lavoro ora ha lati positivi e negativi. Io domani proverò a mandare dentro la candidatura… che poi mica detto che mi chiamino per forza, magari mi danno già subito il benservito.

Fino ad allora comunque cercherò di percepire i lati positivi e negativi del mio attuale, sicuro, posto di lavoro. E non sarà semplice capire quali tra quelli elencati sono più importanti per me. Mumble.