Archivio per la categoria ‘Amicici’

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Ore 10.30 – a quanti caffè sono arrivata?

14 Luglio 2009

Ore 06.30 – colazione, con caffè.

Ore 06.45 – partenza da casa, sulla strada tappa per bere il caffè con la squadra di giornalai con cui mi trovo quasi tutte le mattine.

Ore 07.10 – posteggio la moto, incontro un’amica, dai che andiamo a bere un caffè al volo.

Ore 07.30 – esco dal bar e dietro l’angolo incontro un collega di mia mamma, si è appena sposato, lei è incinta, ma dai che ti racconto tutto mentre ci beviamo un caffè.

Ore 09.00 – mi chiama la mia migliore amica, andiamo in pausa insieme, cappuccino.

Ore 09.20 – mentre torno dalla pausa, sotto l’ufficio incontro il tizio che mi aveva fatto delle installazioni in casa, e come va e come non va, e hai tempo per un caffè?

Ah, poi per ogni caffè calcoliamo in media 2 sigarette…. non c’è che dire, conduco proprio una vita salutare, eh!

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Il fedele compagno

30 Giugno 2009

Ho sempre vissuto con i gatti, io. I gatti di mia nonna, i gatti del vicino, i gatti di mio zio, i gatti di mia mamma. Anche io quando vivevo ancora con i miei, ne ho avuto uno, tutto mio.
Si sa come sono i gatti, sì, ti stanno vicini, il più delle volte gli manca solo la parola, sono affettuosi e tutto. Quando il mio micio è stato male e ho portato a farlo sopprimere dopo 10 anni passati insieme, chiaramente ci sono rimasta male. Ancora oggi ci penso. Ma nel complesso, l’ho superata ancora bene.

I cani, invece. Il cane è un vero e proprio compagno, fedele, sempre lì per te, ti fa le feste quando arrivi a casa, piange quando te ne vai. Col cane, c’è un rapporto molto più intimo, molto più vicino, molto più reciproco. Quasi più umano.
Quando ho ricevuto il tuo SMS con scritto “esco ora dal veterinario. Ho dovuto farlo sopprimere” non sapevo più cosa fare.
Già stai passando un periodo difficile. Ma più o meno, sono sempre riuscita a farti sorridere e starti vicino. Con la storia del cane, io davvero non riesco a trovare delle parole per esprimerti quanto mi dispiace. So che non ho mai avuto un cane, ma posso solo immaginare il dolore che provi, dopo 16 anni di vita passata col tuo fedele compagno.

È normale piangere quando arrivi a casa, svegliarti nella notte sicuro di aver sentito le sue unghie che zampettavano sul parquet. Ma ti prego, non chiuderti in te stesso. Esci da quella casa piena di ricordi vostri. Ora hai toccato il fondo, non ti resta che risalire. Io sono qui. E ti tendo la mano, pronta a riportarti in superficie.

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Hai programmi per il weekend?

5 Giugno 2009

Non avere le idee in chiaro, non è bello. Non avere idee del tutto, non è bello.
Questo weekend han dato pioggia. Niente moto. Al di fuori di quella, io non ho niente. Occhei, passeggiata. Ma piove! Occhei, piscina. Ma piove!
Una cosa è certa. In un centro commerciale non mi ci chiudo, che non posso permettermelo.

Ho chiamato il cavaliere azzurro, mi ha detto che lui passa al sexy shop a noleggiarsi 16 ore di porno per passare un weekend all’insegna delle seghe.
Lui si, che ha le idee in chiaro.

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Mi manchi tanto che a volte fa quasi male

25 Febbraio 2009

ricordi quanto ridevamo con questa frase?

Oramai è più di un mese che non ho tue notizie. Ammetto, sono preoccupata. Tanto. Tantissimo.

Non sono mai stata tanto in chiesa come queste ultime settimane, appena potevo facevo una tappa per accendere una candelina per te. Che non so dove sei. Che non so come stai.

L’altro giorno ho visto uno dei tuoi figli. Con gli occhi lucidi, sono andata a salutarlo. Ero davvero contenta di vederlo. Ovviamente ho dovuto mordermi la lingua e seppellirla lì vicino per non chiedergli tue notizie, che mi sembrava così tranquillo e felice.

Ieri sera tornando a casa ho guardato il cielo. Una notte perfetta, il cielo limpido e tantissime stelle. Ho pensato a quanto ti sarebbe piaciuto camminare e parlare oppure stare zitti, ammirando l’infinito blu scuro.

E continuo a cercarti. Non mi arrendo. Devo sapere. Lo so, è morboso.

Ma mi manchi così tanto che a volte fa quasi male.

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Mettere ordine nella propria vita

21 Gennaio 2009

che, detta così, sembra la classica “frase fatta” da persona superintelletualoide.
Una frase che ho sempre sentito dire, ma che non ho mai capito, e mai messo in atto.

Sono sempre stata una persona pigra, pigra a tal punto che aspettavo che le cose mi accadessero semplicemente, io me ne rimanevo lì ferma con le mani protese in avanti guardando il cielo, aspettando che qualcosa mi arrivasse dritta dritta tra le mani. Ma ora mi hanno spronato a muovermi. A fare che sia io che faccia accadere qualcosa. E ci provo, ci provo davvero.

Mi sono trovata, appunto, con la vita in disordine. E, anche se io amo e vivo nel disordine perenne, ho deciso di provare a rimediare.

Ho preso la famiglia, che era rimasta sotto al letto.
Ho preso l’amore, che avevo lasciato nella libreria in mezzo ai libri d’avventura.
Ho preso gli amici, che erano tutti spaiati nel cassetto dei calzini.
Ho preso il lavoro, ritrovato mentre spolveravo le mensole.

Con tutte queste cose in mano, mi sono guardata intorno. Mi ricordo esattamente dove erano messe. Ma ho iniziato a posizionarle in posti differenti.

Infatti ora, sto davvero trovando un po’ di ordine nella mia vita. Ma mi sento disorientata. Perchè le cose sono tutte in posti differtenti a prima.

Ora. Sto facendo un lavoro di merda o mi sto evolvendo e crescendo?

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Che atmosfera…

9 Dicembre 2008

Al collega:
L: Ohi, oggi a mezzogiorno andiamo a mangiare col nostro comune amico?
C: Io non ho amici.
L: Va là, cazzo c’hai oggi?
C: Non ho voglia di lavorare.
L: E sai che novità… sei l’unico qui dentro, eh?
C: *borbotta qualcosa e se ne torna al posto*

Al telefono, con un amico:
L: Ehi, allora come va?
A: Di merda. E tu come stai?
L: Va’. Posso aiutarti in qualche modo?
A: No.
L: Ah occhei. Beh, allora ci sentiamo. Ciao.
A: Ciao.

Si sente proprio che siamo sotto le feste.

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Reazione a catena

17 Novembre 2008

Incredibile come un avvenimento ne scaturisca altri. Cose così apparentemente diverse singolarmente, ma che poi sono tutte collegate.

Stamattina mi ha chiamato un cliente, scontento della nostra decisione di liquidazione. Mi ha letteralmente coperto di insulti per un buon dieci minuti. Io me ne sono stata buona, l’ho lasciato sfogare, capendo il suo scazzo. Poi gli ho spiegato che poteva prendersela quanto voleva, che la nostra decisione dipendeva dalle leggi sul contratto e dalle direttive e tutte queste cose. Niente, il tipo ha continuato a riempirmi di insulti, e a certi gli ho anche risposto, sempre in modo più professionale possibile, nonostante che gli urlassi nella cornetta per sovrastare le sue, di urla.

Attaccato il telefono, tutti i colleghi hanno iniziato a commentare che insomma, com’ero incazzata, e c’era bisogno di urlare così, eccetera.
Le varianti erano tre: ammazzo qualcuno, mi metto a piangere come una femminuccia oppure me ne vado a sbollire in sala pausa. Chiaramente, ho scelto l’ultima.

Mentre fumavo la mia sigaretta, per confondere il fumo che già usciva dalle mie orecchie, ho iniziato a pensare al comportamento dei miei colleghi, che se non sanno la storia intera cosa ci mettono il becco a fare, e devono comunque commentare qualsiasi cosa succeda. Mi sono sentita incompresa.
Di colpo mi sono venute in mente altre cose, ad esempio ieri mi è successa una cosa bellissima, che però non avevo da condividere con nessuno. Oddio, posso raccontarla ai miei amici o ai miei famigliari, ma a chi davvero importa? E chi prova la stessa gioia che ho provato io quando questa cosa è successa?

A nessuno. Nessuno potrà mai capire e condividere le stesse emozioni di un altro essere umano.
Siamo soli. Fottutamente soli, nella nostra unicità.

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Non per forza si combinano solo cazzate

19 Agosto 2008

Quando fai certe cose, non sai perchè le fai. È il cuore che solitamente ti spinge a fare cose senza senso. Come stasera, che speravo di vedere Cera d’Api, e sono casualmente passata davanti a casa sua, quasi sicura, addirittura quasi speranzosa che non c’era. E, anche se ci fosse stato, mi sarei detta “ecco, è a casa” e avrei proseguito per la mia strada.
Invece stasera ho svoltato in quella via, e l’ho visto fuori dalla finestra, che chiaccherava con l’Ottavo Nano. Ops, e ora? Posso mica passare così inosservata, la mia macchina la conoscono.. rallento, toh guarda chi c’è!! Mi salutano, mi fanno cenno di parcheggiare. Mentre facevo manovra mi son detta, che diamine, che problemi ci sono? Nessuno.

È che io ancora non ci credo di non aver rovinato tutto.
Personalmente, se scopro che una persona che non mi interessa sentimentalmente prova qualcosa per me, io mi allontano, anzi, scappo a gambe levate, sparisco.
È per questo che ogni volta che vedo/sento/parlo con Cera d’Api gli voglio ancora più bene, perchè lui non mi ha rifiutata, lui è normale, lui si comporta come al come al solito. Lui ha detto che mi vuole bene e mi considera una buona amica. E questo mi fa sentire serena.

E secondo me è proprio perchè ancora non ci credo di non aver mandato a puttane tutto come al solito, che continuo a volerlo vedere, a volerlo sentire. Per avere la prova, la certezza che lui non mi ha mentito quando mi ha detto che non gli importava, che non voleva perdermi come amica.

I sentimenti vanno e vengono, e appunto, il più delle volte complicano solo le cose. Ma questa volta no. Questa volta nonostante tutto non ho combinato casini!! E comunque, ancora non riesco a crederci.

E se tu, mio caro, leggi queste righe non m’importa. Perchè so che anche a te non importa.

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Un altro giorno di ordinaria follia

9 Agosto 2008

Appena tornata a casa, con un chiodo conficcato nella ruota posteriore di Maxine.

Cera d’Api mi è passato davanti a 1 metro di distanza, e manco mi ha vista, avrebbe potuto prendermi sotto.

Ma io sono felice e contenta. Perchè un pomeriggio passato col Digitiello a far cazzate non può essere rovinato da baggianate simili. Questa volta il clou della demenza che solo le nostre due menti messe insieme possono partorire è stato fare il bagno nel lago vestiti. Al Lido poi, mica su un pontile, lontano da tutti. E lo abbiamo fatto nel lago solo perchè in piscina il cloro avrebbe stinto i colori e, a dirla tutta, perchè proprio con i vestiti non ti ci fanno entrare in piscina.

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Fossero così tutte le domeniche!!

27 Luglio 2008

Tornata a casa dopo aver finito di aiutare a pulire alla festa (vedi post precedente), non ne avevo per le balle di andarmene a letto. Tra le 3.00 e le 4.00 ci si è scambiati un paio di messaggi con Digito. Tutte e due insonni, si decide di andare a vedere l’alba.

Immaginatevi voi due imbecilli in giro tra le 5.00 e le 6.00 in centro Lugano, che sparano cazzate e ridono a crepapelle. Fortuna che il sole non poteva nè vederci nè sentirci, perchè ci avrebbe di sicuro pensato due volte a fare capolino su due teste di cazzo tali. Ma sorge lo stesso, e noi ci avviamo al bar per un meritato cappuccino accompagnato da golosa brioche alla crema.

Oggi ce ne siamo proprio fregati di tutti gli scazzi della vita. Due persone che si fanno compagnia, per il piacere di condividere un momento e di non pensare a nulla. Grazie Digito.

PS questo voleva essere un post mega profondo e intelligente, ma ditemi voi come si fa a scrivere roba seria quando si riguardano foto tipo questa?